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Gruppo "Ciaspe"


Un tempo le ciaspe erano calzature invernali per cacciatori o contadini, ora sono utilizzate per escursioni sulla neve alla portata di tutti. Non serve lo skipass, non serve un'attrezzatura all'avanguardia, non serve una particolare preparazione fisica e non serve neppure un'approfondita conoscenza tecnica, perchè il gesto fisico è identico a quello che si compie camminando. E' sufficiente quindi una coltre nevosa e un sentiero in montagna o fra i boschi.
La passata stagione è stata eccezionale, fantastica, sia per la neve, caduta abbondante, sia per la compagnia numerosa e varia. Questi due ingredienti hanno accompagnato le uscite nella natura colorata di bianco, emozioni e suggestioni uniche, lontani dal caos e dalla frenesia della quotidianità. E come Vasco Rossi propone, si va "Ascoltando qualcosa che non sai neanche tu, il ritmo del mondo batte dentro di te mentre cerchi qualcosa che forse non c'è".

PROGRAMMA 2018

07 gennaio - Altopiano dei sette comuni o Monte Grappa

Dislivello: m 400-500 - Difficolta': E - 5 ore - mezzi propri - Partenza ore: 7.30 - Arrivo ore: 16.00

E' un'escursione vicina, non impegnativa, per prendere confidenza con le ciaspe.

21 gennaio - Pale di S. Martino - Anello del Castellaz (Cristo Pensante)

Dislivello: m 450 - Difficolta': E - 5 ore - Partenza ore: 7.30 - Arrivo ore: 18.00

Riproponiamo questa meravigliosa escursione nel magico splendore delle Pale di S. Martino, mancata l'anno scorso, causa meteo. L'anello del Castellaz ci regalera' un panorama indimenticabile.

03-04 febbraio - Alpi Giulie: giro delle malghe del Montasio e M. Lussari

Dislivello: 1°giorno m 350 - 2°giorno m 700 - Difficolta': E - Pullman - Partenza ore: 7.00 - Arrivo ore: 19.30

Il primo giorno faremo, da Sella Nevea, il giro delle malghe del Montasio con punto di arrivo al rifugio Divisione Julia, dove pernotteremo (35 posti). Il secondo giorno, ci vedra' salire da Sella Camporosso al M. Santo del Lussari (santuario della Madonna) circondato da un piccolo borgo in una straordinaria posizione panoramica.

18 febbraio - Rif. Lancia (Pasubio) o Cima Lobbia da Campofontana

Dislivello: m 700/1000 salita al Col Santo - Difficolta': E - 5-6 ore - mezzi propri - Partenza ore: 7.30 - Arrivo ore: 17.00

L'itinerario sara' deciso in base al meteo e all'innevamento.

Il rifugio Lancia si raggiunge direttamente partendo da localita' Giazzera o facendo un giro ad anello salendo all'Alpe Pozza con discesa al rifugio.

Il percorso per la Cima Lobbia parte da Campofontana, piccolo paese soprannominato il "tetto" della Provincia di Verona con i suoi 1224 m di altitudine.

04 marzo - Dal Passo Staulanza al rif. Citta' di Fiume - Forcella e Col de la Puina

oppure Giro delle Malghe della Lessinia dal Passo delle Fittanze

Dislivello: m 450 - Difficolta': E - 5 ore - pullman - Partenza ore: 7.00 - Arrivo ore: 19.00

L'itinerario sara' deciso in base al meteo e all'innevamento.

Dalla Forcella Puina lo sguardo e' a 360° sulle nostre Dolomiti Ampezzane.

La Lessinia, con i sui pianori sommitali tra le malghe fin sugli orli delle pareti a precipizio, forse un po' trascurata, e' molto interessante con le ciaspole. Panorami sul M. Baldo, M. Altissimo, Cima Carega e Cima Madonnina.

 

Per tutte le uscite:

Attrezzatura: da escursionismo su neve, ramponcini, ciaspe e bastoncini. Bevande calde.

Abbigliamento: invernale, a strati; consigliate le ghette e gli occhiali da sole.

NB: in caso di mancanza di neve l'uscita puo' subire delle variazioni.

GRUPPO CIASPE 2017 - Raccontare la magia

 

Camminare galleggiando su un manto nevoso e raccontare la magia del vivere la montagna, lentamente con le ciaspole, nelle ultime stagioni invernali, è a dir poco un'impresa: la neve, madre per l'escursionista-ciaspolatore arriva sempre più in ritardo. Ma, la voglia di partecipare e di stare assieme nelle fredde giornate dell'inverno, con l'aria pungente e il cielo terso, il desiderio di scappare dallo smog e respirare libertà si sentono sempre più trai nostri soci.

Nella prima uscita, dopo la Befana, in Grappa, gli arditi sono 19. Si parte dalla località Cibara, salendo lentamente gli Asoloni in una giornata fredda, senza vento, limpida con il sole che ci riscalda. Con vari saliscendi, oltre la Croce del Termine, sbuchiamo sulla strada che porta al rifugio Scarpon. Qualche indecisione per continuare la salita ma, poi, tutti su a Cima Grappa, dove visitiamo la Madonnina. Lo sguardo d'ammirazione sul panorama che ci circonda rimane a lungo: un susseguirsi di catene montuose dall'Altipiano ai Lagorai, PaleS.Martino, Vette Feltrine...che meraviglia! Scendiamo al Bivacco del rifugio Bassano, pieno di gente salita quassù, la maggior parte in auto, solo per ammirare il panorama. Rientriamo per mulattiera che va in direzione Pertica e, in pochi minuti, siamo al rifugio Scarpon. Variamo il percorso in discesa verso Malga Asolone e giù alla Cibara.

La seconda scarpinata, ci vede al Monte Novegno (magica coltre bianca dove sei?) in un'altra giornata di sole. Si sale da Contrà Rossi, dove già si fa sentire il fiatone mentre il gruppo davanti ha il passo veloce; con calma si arriva tutti a Monte Rione. Il ristoro è aperto: una pasta o un minestrone e un buon bicchiere di vino non guastano. Siamo un po' sparsi, distesi a prendere il sole come lucertole. Che giornata!, chi direbbe che siamo al 22 gennaio? Si recupera il folto gruppo (26) e, zaini in spalla, si sale fino alla croce del Novegno che alcuni tentano di scalare per la foto di gruppo. I nostri accompagnatori ci richiamano all'ordine per la discesa, il gruppo è allegro e le battute non mancano. Scendiamo per la forestale con qualche tratto di neve rimasta perché all'ombra. Una spruzzata leggera ma le ciaspole restano ancora in un angolo ad aspettare. Rientrati al Cerbaro, una pausa dolce ci attende e i crostoli ci ricordano che è carnevale.

Siamo alla terza uscita: S.Martino di Castrozza-Passo Rolle -Giro del Castellaz.Giunge voce che c'è neve: meraviglioso, si ciaspolerà. Si sale, tornante dopo tornante, ma di neve neanche l'ombra. Eccola alla Tognola, è nevicato durante la notte. La strada innevata e ghiacciata,dopo l'abitato di S.Martino, crea problemi alla circolazione. Torniamo indietro e parcheggiamo verso Malga Ces. Calziamo finalmente le ciaspole. Sotto la neve, la natura si riappropria di tutto.I primi battono la pista ancora immacolata, non c'è traccia umana. Il silenzio è rotto dalle voci che provengono dalla pista di sci. Ci inoltriamo sempre di più tra qualche refolo di vento, assaporando passo dopo passo, in leggeri saliscendi, fino alla forcella di Colbricon tra mughi coperti di neve, intravedendo in lontananza la nostra meta. Aggirato il laghetto di Colbricon, raggiungiamo i nostri bravi apripista, le nubi già si addensano, è in arrivo la neve. Pausa veloce e si rientra sotto una leggera polvere bianca. Al parcheggio si assiste a un fuggi fuggi generale, preoccupati per la viabilità. Il traffico è a passo d'uomo, pullman vanno di traverso ma, finalmente, giunge lo spartineve.

Quarta uscita in pullman all'Alpe di Villandro, un altipiano che divide la Val Sarentina dalla Val d'Isarco: 51 iscritti,la meta è interessante. Alcuni salgono allaBaita Gasser in bus navetta mentre altri, più intraprendenti, salgono per sentiero. La pista è battuta e si apre sempre di più l'orizzonte su questo enorme pianoro, disseminato di baite, sulla sinistra il Corno di Renon. La fila si allunga,ma tutti desiderano arrivare alla chiesetta Alm Toten a metri 2186. Si passa per Moar in Plun, la nostra meta sembra lontana ma, con ultimo sforzo, ci siamo. Il panorama dalla dorsale è grandioso: sullo sfondo, al di là della Val Sarentina, spiccano le cime Punta Cervina, Pulpito, Picco Ivigna, Monte Catino...Si continua su dorsale, poi, si attraversano mugheti fino all'ultima salita per raggiungere Stofflhutte. La pausa è veloce, non c'è tempo, ma un dolce ci sta. Caricati gli zaini in spalla, si comincia il lungo rientro, sentendo la stanchezza ma, arrivati in vista della Baita Gasser, andiamo giù di corsa: ci aspetta un ricco buffet. Al pullman, sul tavolo, c'è di tutto per rimettere in forma il fisico e il palato; lo spirito alcolico che ci bagna la gola secca,ci riscalda. Sta calando la sera e il freddo si fa sentire…“forza salite in pullman”.

Il 5 marzo abbiamo in programma la Forca Rossa a S.Pellegrino ma è previsto brutto tempo perciò spostiamo l'uscita alla domenica successiva. In venti, però, si decide di uscire lo stesso; si va a Millegrobbe. La strada che sale al Vezzena è abbastanza pulita. Seguiamo un sentiero che, tra abetaie, radure e malghe, ci porta a Luserna. Lungo il percorso sagome di persone di ferro rappresentano i vari lavori d'un tempo. Prendiamo poi il sentiero dell'immaginario alla scoperta dei racconti e delle leggende cimbre con opere scultoree e pannelli illustrativi. Il percorso è tutto coperto di neve, gli occhi sono abbacinati dal luccichio dei cristalli di ghiaccio: nessuna impronta prima di noi. Il paesaggio si trasforma, giriamo attorno, dov'è il sentiero? Si mimetizza, non riesci a trovare il percorso fatto tante volte. Ecco, sotto, c'è una strada che porta in pochi minuti a Malga Campo, calda e confortevole. Il sole ha fatto capolino, l'atmosfera è splendida. Ci aspettano le delizie famose della malga, le palle di neve, ovvero gnocchi ripieni di formaggio fresco, ricoperti di gorgonzola e speck. Scommetto che avete l'acquolina in bocca! Una vera goduria per il nostro palato. La compagnia allegra e l'ambiente ci fanno sentire un po' pigri alla partenza. Il tempo incalza…che fatica far la salita. La maggior parte del gruppo vuol visitare il Forte Luserna, gli altri attendono al sole nella zona degli avamposti Oberwiesen e Viaz. Sparsi lungo i pendii e la pista di fondo, rientriamo. L'allegria, la condivisione e l'amicizia sono il perno per regalare emozioni.

Eccoci cari amici e soci all'ultima uscita in programma: Forca Rossa, escursione spostata un paio di volte che, stavolta, va in porto con 28 partecipanti e l'ausilio del pullman, pullman che agevola lo spostamento ma anche l'unione del gruppo. L'escursione ha inizio dal rifugio Fior di Roccia sul sentiero-mulattiera che affianca il Rio Zigolè. Sbuchiamo sulla strada che porta al rifugio Flora Alpina e aspettiamo qualcuno che ha deviato per il Fuciade. Saliamo in direzione Casoni di Valfredda, dove c'è una chiesetta dedicata al Beato Piergiorgio Frassati.La sosta ci permette di tirare il fiato. L'itinerario dell'Alta via dei Pastori si trova sotto i pendii del Sass de la Palaza-Pizzo Forca fino al Pian de la Schita. In lontananza, la fila dei nostri skirunner sale in direzione Forca Rossa. La fatica porta a qualche rinunciatario ma il paesaggio premia anche gli ultimi: M.La Banca-Sasso Vernale-Sasso di Valfredda; la visuale panoramica si sposta sulle Cime di Costabella e Cima de l'Omo... Dalla Forca Rossa, il panorama spazia a 360° su tutte le cime che circondano la valla del Biois e la valle Franzedas. Riuniti tutti, si scende in direzione rifugio Fuciade, tagliando i pendii, scivolando e, alla fine, con un tuffo nella neve…una meraviglia. C'è chi ne approfitta per scaricarmi addosso un'infinità di palle di neve. Siamo dei giocattoloni… risate a go go, guance arrossate dal sole e dal vento. Ultimo stop al rifugio, una sosta ben meritata… un panino enorme, birra e caffè. Questo posto è sempre molto affollato e noi, appena si può, abbandoniamo la confusione e, passando tra i fienili-baite di legno sull'Alta Via n.2, rasentando il Lago delle Pozze, siamo al Passo S.Pellegrino, dove ci attende il pullman.

E' terminata l'avventura, ma nuove escursioni interessanti sono in calendario per il 2018.

Un grosso ringraziamento va ai capigita, in particolare a Rino -Evita–Siro-Stefania che, con il loro impegno e il loro tempo, mantengono vivo il Gruppo Ciaspe.

Gemma Busatta

 

 

 

foto degli anni precedenti:

 

 

Ciaspe story

Nel nostro Notiziario del novembre 2000 compare il termine “ciaspe”. Andiamo a leggere l’articolo:

INVITO ALLE “CIASPE”

Da alcuni anni nel mondo della montagna si sta diffondendo una forma di escursionismo invernale con l’uso delle “ciaspe”.
Le “ciaspe” non sono un’invenzione dei nostri giorni, comunque; avete presente l’uomo preistorico del Similaun?Lui le conosceva già.
Quelle che si usano oggi sono il risultato di un lungo incessante aggiornamento compiuto dall’uomo nel corso dei secoli, per trarre il massimo vantaggio da questo attrezzo da mettere sotto i piedi e camminare sulla neve senza sprofondarvi.
Ed ecco che anche nella nostra Sezione si fa sentire un certo interesse per questa novità, tanto che nella riunione del Consiglio direttivo di Settembre, dopo un’ampia discussione, si è convenuto che sarebbe opportuno invitare questi appassionati - soci e non - ad un primo incontro. Detto e fatto:
il giorno 21 NOVEMBRE 2000 - ore 21,00 - in sede CAI Marostica
incontro per creare le basi del “Gruppo ciaspe”.
Sarà anche l’occasione per parlare dei materiali e di un eventuale programma di uscite per la prossima stagione invernale.
Il consigliere Sergio Tasca è il nominativo di riferimento per chi volesse altre informazioni.

Ed ecco quello che compariva nel Notiziario l’anno successivo (ottobre 2001)

IL GRUPPO “CIASPE”

L’inverno scorso per la prima volta, la nostra sezione ha organizzato, insieme con la sottosezione di Sandrigo, una serie di uscite con le “ciaspe”.
Delle cinque uscite previste ne sono state effettuate quattro, nelle seguenti località:
Passo Val Cian, Malga Cagnon di Sopra, Bocchetta Portule, Passo Cereda.
Bisogna dire che abbiamo avuto fortuna, perché abbiamo trovato belle giornate e neve abbondante oltre che adatta per l’uso delle ciaspe. L’unico problema è stato che, per trovare - la neve -siamo dovuti andare lontano ed a quote elevate. A completare il quadro, l’entusiasmo e l’allegria dei numerosi partecipanti.
Adesso è già tempo di pensare per questo inverno. Visto che vogliamo replicare, un gruppo di “esperti” sta lavorando per mettere assieme un programma che possa soddisfare le aspettative dei veterani, ma tenendo presente anche i nuovi.
Chi fosse interessato può trovare dettagliate informazione venendo in sede il giovedì sera; inoltre il programma, appena pronto, verrà esposto nella bacheca del CAI.
Si informa intanto che sono disponibili in sede due paia di ciaspe che possono essere prese in prestito, previa prenotazione, da chi volasse farsi un’idea più concreta su questo modo di andare in montagna (senza sobbarcarsi una spesa …. al buio).


Sergio Tasca


La nevicata ha trasformato il bosco
in un labirinto di ghirlande, arazzi
e trine, un intrico di effimere sculture
destinate a crollare sotto il loro
stesso peso.

Un candido manto ricopre la radura,
i segni del passaggio di mammiferi
ed uccelli ci permettono di leggere
nel grande libro aperto della natura.

Calziamo le “ciaspe” e con circospezione
entriamo in questo mondo incantato.


E’ con questo auspicio che nel 2001 nasce il gruppo
“ciaspe” della nostra sezione, la partecipazione è
libera a chiunque voglia avventurarsi in questa
meravigliosa esperienza.

 

 

 

RACCHETTE DA NEVE
“CIASPE” “CIASPES” “GIASPIS” “CASPDI”



Si ritiene che le racchette da neve siano lo strumento più antico inventato
per risolvere l’importante e talora vitale problema del muoversi anche su terreni
innevati, con ogni condizione di neve, sia su terreni aperti che nel bosco.
Sulle Alpi molti segni testimoniano che sono state molto in uso certamente fin da
tempi antichi. In America settentrionale certamente le racchette da neve arrivarono
insieme con i pionieri, si dice però che si siano trovate tracce di questo strumento
risalenti addirittura ad alcune migliaia di anni prima dell’era volgare. I pionieri
comunque ebbero modo di scoprire che già molte tribù indiane, in particolare nei
territori interni canadesi , ne facevano grande uso da tempo immemorabile per
poter muoversi e cacciare anche nel lungo periodo invernale.

 

LE RACCHETTE DA NEVE ORIGINARIE


Il modello più comune e tradizionale, sia in Europa che in NordAmerica, era
Costituito da uno o più elementi di legno elastico, piegati a “U” od a “O” e tenuti
in questa posizione da un reticolo di stringhe di pelle intrecciate, talvolta anche
rinforzato da traversine di legno, su queste, con altre stringhe di pelle, veniva allac-
ciata e fermata la calzatura; il tutto formava un struttura quanto mai elementare,
molto leggera e costituita da elementi facilmente reperibili in natura.
Pur rimanendo, questo il tipo di struttura ovunque più comune, si sono
venute affermando nel tempo,in base a diverse esperienze d’uso o tradizioni, altre
strutture diversificate in alcuni paesi o presso talune popolazioni; la principale
variante consisteva nella sostituzione delle strisce di pelle, di delicata manuten-
zione con corde di canapa, sia per il reticolo, sia per l’attacco, in alcuni casi, per
per migliorare la direzionalità, la parte posteriore è stata prolungata a punta.
In tempi recenti, specialmente nelle dotazioni militari, il legno è stato sostituito
da un più solido e più leggero tubo di alluminio. Grande servizio la racchetta da
neve ha fatto presso tutti i reparti combattenti nella zona alpina durante il primo
conflitto mondiale, l’uso si protrasse anche fra le due guerre in molti reparti di
montagna, fra i quali gli Alpini, che ancora agli inizi del secondo conflitto le
comprendevano fra le dotazioni di reparto.


L’AVVENTO DEGLI SCI

La improvvisa e crescente diffusione specialmente nell’area alpina dall’inizio di
questo secolo, di quell’antichissimo strumento dei popoli nordici per muoversi
sulla neve che è lo sci, in grado di consentire un più rapido movimento ed un
diversivo tutto particolare segno il declino all’uso delle racchette da neve.
Diversa sorte ebbero le racchette nelle grandi aree lungamente innevate
dell’America settentrionale, particolarmente degli Stati Uniti e del Canada, dove
le favorevoli caratteristiche del terreno assicurarono alle racchette da neve una
larga continuità d’uso come strumento di vitale importanza, esse furono oggetto
di notevoli elaborazioni tecniche di adattamento ai diversi usi, che comportarono
variazioni di forma e materiali rispetto al modello originario.
In tempi più recenti la facilità d’uso, trasporto la leggerezza, la rapidità di
calzarle e toglierle hanno segnato il ritorno di questo bell’attrezzo che permette
a chi ama la montagna di scoprirla nell’affascinante veste invernale.

L’EQUIPAGGIAMENTO E ABBIGLIAMENTO PER
LE RACCHETTE DA NEVE

RACCHETTE DA NEVE
Il mercato offre una vasta gamma di ciaspe, dal telaio in alluminio o in plastica,
l’importante è che la racchetta abbia sotto un buon grip ed un buon fissaggio per
il piede.

BASTONCINI
Possono essere utilizzati i normali bastoncini da trekking a lunghezza variabile

SCARPONI
Sono sufficienti gli scarponi usati nelle escursioni estive purchè sufficientemente
impermeabili, può essere conveniente proteggersi con ghette a tenuta d’acqua.

ABBIGLIAMENTO
Vanno utilizzati gli usuali capi di vestiario sci-escursionistico, cercando di vestirsi
a più strati e provvedendo a infilare nello zaino indumenti di ricambio.

ZAINO
Prima di partire per un’escursione, anche se facile occorre sempre controllare che
nello zaino ci sia il necessario per affrontare un’escursione senza sottovalutare,
i rigori della stagione invernale, sarà pertanto opportuno un termos con bevande
calde e cibi calorici, necessario pure un kit di pronto soccorso, cartina topografica
della zona.

LA TECNICA

La postura delle gambe deve essere leggermente più divaricata del solito in
maniera che le racchette non si sormontino, onde evitare spiacevoli cadute.


IL PASSO
Per quanto le racchette da neve possano essere attualmente assai più leggere
e manovrabili di quelle di una volta il cammino sulla neve e sempre più
faticoso del normale cammino e buona regola pertanto partire non troppo
veloci, il passo deve essere cadenzato evitando movimenti superflui.
La progressione deve essere fluida e precisa per consentire l’appoggio del
piede con la dovuta sicurezza.


La progressione deve essere fluida e precisa per consentire l’’appoggio
del piede con sicurezza, il busto deve rimanere eretto evitando eccessivi
spostamenti in avanti o indietro, le braccia leggermente aperte servono
essenzialmente a mantenere l’equilibrio, aiutate dai bastoncini.


La salita deve essere affrontata agendo sui ramponi applicati sotto le ciaspe,
sui terreni difficili, come la neve dura, con la punta del piede e con il
ramponcino della ciaspa si deve costruire un piccolo gradino prima di fare
il passo successivo.


Per affrontare una salita impegnativa in diagonale dobbiamo mettere
entrambe le punte verso monte, e con passi laterali spostarsi verso la
direzione voluta spostando prima le braccia e i bastoni, poi le gambe
e le ciaspe, evitiamo di spostare braccia e gambe assieme perché ci
ritroveremo con due soli punti di appoggio mentre in questi casi è
meglio averne tre.

Se dobbiamo affrontare un discesa con una buona pendenza occorrerà
procedere con piccoli passi lavorando con i ramponi evitando che la
punta della ciaspa resti imprigionata nella neve.
Se la discesa diventa ancor più ripida e si tende a scivolare si deve
occorre abbassare il baricentro in modo da ottenere molta più stabilità,
il ginocchio della gamba che avanza deve piegare in avanti mentre il
ginocchio della gamba posteriore si abbassa molto quasi a toccare
la ciaspa, terminata la scivolata, con movimento rapido e deciso si
continua con il passo successivo, le braccia aperte e avanzate assumono
un ruolo importante per mantenere l’equilibrio.