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Gruppo "Ciaspe"


Un tempo le ciaspe erano calzature invernali per cacciatori o contadini, ora sono utilizzate per escursioni sulla neve alla portata di tutti. Non serve lo skipass, non serve un'attrezzatura all'avanguardia, non serve una particolare preparazione fisica e non serve neppure un'approfondita conoscenza tecnica, perchè il gesto fisico è identico a quello che si compie camminando. E' sufficiente quindi una coltre nevosa e un sentiero in montagna o fra i boschi.

PROGRAMMA 2019

 

DATE

06 gennaio: escursione con la Befana

20 gennaio

03 febbraio

16-17 febbraio: S. Vito di Cadore (35 posti)

03 marzo

LOCALITA'

Dal Peronaz al rifugio Città di Fiume

Monte Puina

Corno Bianco da Redagno o Passo Oclini

Pale di S. Martino

Folgaria

Altopiano

 

Per tutte le uscite:

Attrezzatura: da escursionismo su neve, ramponcini, ciaspe e bastoncini. Bevande calde.

Abbigliamento: invernale, a strati; consigliate le ghette e gli occhiali da sole.

Se saremo numerosi, le mete più lontane si faranno in pullman. Tenetevi informati presso le nostre sedi

NB: in caso di mancanza di neve l'uscita puo' subire delle variazioni.

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GRUPPO CIASPE 2018 - Magie d'inverno

 

 

 

Le magie d'inverno si possono scoprire solo immergendosi nella vera montagna, quella che parla il linguaggio della natura, tra paesaggi innevati. Il meteo ci mette lo zampino e la neve, silenziosa, copre ogni cosa, mentre nuvole basse, spinte dal vento, si rincorrono; i rumori sono ovattati e, all'improvviso, tra la foschia, compaiono sagome con arabeschi scintillanti mentre un pallido sole filtra con i suoi raggi a illuminare il paesaggio.

Una meraviglia!

I miei pensieri ripercorrono queste magie vissute nelle uscite con le “ciaspole”.

 

 

-Il 7 gennaio siamo sull'Altopiano con un percorso ad anello che parte dal Turcio. Il cielo coperto scoraggia, ma un gruppetto di tredici temerari ha voglia di andare e l'aria pungente risveglia i sensi. La salita al Monte Ekar, per strada forestale, qua e là è battuta, anche se in certi punti la neve si è accumulata. Bello fare i fuoripista! Anche se qualcuno ha lasciato le ciaspe in auto, ma…! Intanto il sole fa capolino premiando i coraggiosi; si tenta una deviazione, ma scende troppo e, così, torniamo sui nostri passi seguendo tracce di sentiero nel bosco; sbuchiamo a Malga Val Forbice, dove accogliamo con piacere una breve pausa per un sorso caldo. Riprendiamo il cammino e, scendendo, incrociamo la strada asfaltata che sale all'osservatorio, pulita dalla neve. Sganciamo le ciaspole per un tratto e deviamo per Malga Val Bella: un punto panoramico verso la pianura, il Grappa, una parte della catena dei Lagorai e delle cime dell'Altopiano. Riprendiamo leciaspole e galleggiamo sulla neve. Torniamo sulla strada fino all'Osservatorio e il percorso continua lungo le ex piste da sci: una bella discesa fino alla località Melagon; proseguiamo, semprelungo forestale, tra Cima Valbella e Col del Rosso fino al Monumento Niccolai. Il sole splende e fa caldo, anche se l'aria è frizzante. Qui il punto è ottimo per la pausa pranzo. Zaini in spalla, riprendiamo il cammino raggiungendo in breve Malga Stenfle,dove il panorama spazia sui monti dell'Altopiano. Stanno eseguendo dei lavori con grossi trattori perciò il fondo stradale è fangoso; tentiamo di tagliare per i pendii ma è disagevole. Fino alle piste di Valbella rinunciamo alle ciaspole. Ecco i prati innevati, dove attraversiamo in direzione Pennar e svoltiamo a sinistra per carrareccia costeggiando i campi da golf e un sentiero in bosco chiudendo l'anello al Turcio.

-Eccoci alla seconda uscita sulle Pale di S. Martino con meta il Cristo Pensante. Dalle informazioni in loco, il sentiero non è percorribile in quanto, per tutta la settimana, venti forti hanno accumulato neve. Siamo un folto gruppo di ciaspolatori e i nostri accompagnatori decidono per un bel giro ad anello con partenza da Malga Rolle. La neve è bella e abbondante, ma nuvoloni neri si addensano sulle cime verso il passo S. Pellegrino. Siamo in salita con meta Yuribello, la fila si allunga un po' troppo, si valuta ancora il percorso. A gruppo ricompattato a Malga Costoncella, si decide per un percorso sulla dorsale con saliscendi e, così, arrivati a Capanna Cervino tiriamo diritti fino alla nostra meta, Baita Segantini; lì cerchiamo un riparo dal vento per un veloce spuntino. Il bar è pieno, con un po' di pazienza, riusciamo a farci largo per gustare bevande bollenti. Il vento sta aumentando per cui, veloci, ci incamminiamo per rientrare. I vortici aumentano, alzando croste ghiacciate che ci circondano da ogni lato, i cappucci delle giacche volano, si sentono delle sirene sulle piste e, in poco tempo, è tutto deserto attorno: sciatori e snowbordisti sono spariti, rimaniamo noi in fila sparsa. Mi attardo ad aspettare gli ultimi osservando affascinata lo spettacolo della natura. Siamo alle auto, facciamo la conta: non si è perso nessuno. E' presto e fa tanto freddo, allora, decidiamo una pausa snack a Mezzano, dopo un giro turistico di questo bel paese.

-Passo ora al week-end in Friuli. Siamo in 30 e andiamo a scoprire una meta turistica vista durante l'estate. Siamo curiosi di osservarla in veste invernale. Raggiungiamo Sella Nevea in pullman, la strada è innevata ma non crea problemi. Giunti a destinazione, non c'è tempo da perdere; lasciamo i bagagli e calziamo le “ciaspole”. Il percorso prevede un giro ad anello ma,con la neve così abbondante, il pericolo di distacchi è serio. I nostri accompagnatori, buoni conoscitori del luogo, decidono una meta diversa: l'escursione alle Malghe del Montasio per strada forestale. Quanta neve Gli abeti sono completamente coperti dalla coltre bianca. Nevischia, anche se il sole tenta di bucare le nuvole; la fila si allunga. I nostri apripista sono in difficoltà, affondano nella neve ma, avanti sempre! Arriviamo alle prime malghe e, in lontananza, si vede il rifugio di Brazzà: il sentiero da battere è ancora molto e la coltre bianca è profonda. Cerchiamo un riparo dal vento e riusciamo ad entrare in una stalla per la pausa. Riprendiamo il cammino a ritroso, non senza qualche inciampo nella neve, con i bastoncini che spariscono in profondità nella coltre. Punto d'appoggio con mezza pensione è il rifugio Divisione Julia. Finalmente una doccia calda e una buona birra! Dagli accordi con i gestori del rifugio, le nostre attese per la cena sono alte. Che delusione! Non mi dilungo sul menù ma “mejo un toco de pan seco con formajo”. Gli alloggi sono migliori e, poi, l'allegra compagnia alza gli animi: le risate risuonano a lungo,soprattutto in certe camere. Il giorno successivo è prevista l'escursione con salita al Santuario del Lussari con le “ciaspe”. Il Centro Soccorso Alpino però lo sconsiglia per il pericolo di valanghe. Saliamo perciò in cabinovia tra la folla di sciatori. Troviamo un panorama magnifico: il borgo è sospeso come un nido d'aquila su uno sperone di roccia. E' considerato uno dei punti panoramici più belli delle Alpi Friulane e il Santuario del Lussari rappresenta unpunto di riferimento per la fede di tre popoli diversi: sloveni, austriaci, italiani. Le viuzze strette e invase dalla neve sono pienedi gente. I ristoranti e i negozietti sono presi d'assalto. Dopo un panino caldo e una birra, siamo fuori nuovamente ad ammirare il panorama che non dimenticheremo facilmente. Grazie Evita e Rino per questi due giorni fantastici.

 

 

-Il 18 febbraio, per l'escursione a Campofontana in Lessinia, siamo in 32; imperterriti, si parte, malgrado il meteo. La strada che sale al paese è innevata, ma il nostro autista esperto ci porta con tranquillità al punto di partenza dell'escursione. Dopo la colazione, scopriamo che il meteo è peggiorato: nevischia e non si vede ad un palmo dal naso. Saliamo in direzione Malga Porto su mulattiera, ma decidiamo di non avventurarci sulla dorsale del Monte Telegrafo-Cima Lobbia, vista la situazione con un vento che si fa sentire. Andiamo diretti a Cima Lobbia che, improvvisamente, si staglia davanti a noi con il crocefisso. Le nubi ci impediscono di vedere e, dopo le foto di rito, rientriamo incontrando, lungo il percorso, la scultura in pietra della Madonna della Pietà (Madonna della Lobbia). Ogni tanto il sole filtra e illumina gli arabeschi creati dalle goccioline ghiacciate sugli alberi. Scendendo verso contra' Pagani, troviamo le tipiche abitazioni e stalle in pietra, sormontate da tetti a doppia spiovenza. Una vera sorpresa l'antica fonte con vasca in pietra dove c'è ancora il presepe. Molti non l'hanno visto per la fretta di mettersi al caldo. Metà del gruppo mette le gambe sotto il tavolo, mangiando ottimi piatti. Il resto invade il bar appendendo dappertutto gli indumenti bagnati, tanto che sembra un accampamento. Buona è stata l'accoglienza dei gestori. Sicuramente proporremo questa zona in altri periodi dell'anno.

-L'ultima escursione è prevista al rifugio Città di Fiume -Col de la Puina ma, purtroppo, la temperatura rialzata e la pioggia hanno rovinato la neve creando delle condizioni non idonee per l'uscita. Allora, rivolgiamo lo sguardo ai nostri monti: è il 4 marzo e si va al Monte Baldo sopra Gallio. Siamo in 22. Partiamo da Contra' Xebbo e, già in buona salita, giungiamo alle Tese; un sentiero con neve abbondante, ci accompagna all'interno di un bel bosco. Con la neve scompaiono anche i segni ma, orientandoci, riusciamo a sbucare sulla forestale davanti alla Casara Ongara. Davanti a noi lo spettacolo delle Melette, della dorsale dell'Ortigara e del Portule. La giornata è bella e continuiamo l'escursione fino al Monumento dedicato al Papa. Dopo la pausa snack, rientriamo con deviazione a Casara Ongara. La neve è perfetta per le discese così la coda del gruppo fa dei tagli fuoripista.

L'avventura invernale è terminata, spero con soddisfazione dei partecipanti. Tutti ricorderemo con emozione le esperienze vissute tra le magie della neve e i bei momenti passati in allegria, aspettandole avventure del prossimo inverno.

Un GRAZIE a chi ha collaborato a tener vivo il Gruppo Ciaspe.

GemmaBusatta

 

 

 

foto degli anni precedenti:

 

 

Ciaspe story

Nel nostro Notiziario del novembre 2000 compare il termine “ciaspe”. Andiamo a leggere l’articolo:

INVITO ALLE “CIASPE”

Da alcuni anni nel mondo della montagna si sta diffondendo una forma di escursionismo invernale con l’uso delle “ciaspe”.
Le “ciaspe” non sono un’invenzione dei nostri giorni, comunque; avete presente l’uomo preistorico del Similaun?Lui le conosceva già.
Quelle che si usano oggi sono il risultato di un lungo incessante aggiornamento compiuto dall’uomo nel corso dei secoli, per trarre il massimo vantaggio da questo attrezzo da mettere sotto i piedi e camminare sulla neve senza sprofondarvi.
Ed ecco che anche nella nostra Sezione si fa sentire un certo interesse per questa novità, tanto che nella riunione del Consiglio direttivo di Settembre, dopo un’ampia discussione, si è convenuto che sarebbe opportuno invitare questi appassionati - soci e non - ad un primo incontro. Detto e fatto:
il giorno 21 NOVEMBRE 2000 - ore 21,00 - in sede CAI Marostica
incontro per creare le basi del “Gruppo ciaspe”.
Sarà anche l’occasione per parlare dei materiali e di un eventuale programma di uscite per la prossima stagione invernale.
Il consigliere Sergio Tasca è il nominativo di riferimento per chi volesse altre informazioni.

Ed ecco quello che compariva nel Notiziario l’anno successivo (ottobre 2001)

IL GRUPPO “CIASPE”

L’inverno scorso per la prima volta, la nostra sezione ha organizzato, insieme con la sottosezione di Sandrigo, una serie di uscite con le “ciaspe”.
Delle cinque uscite previste ne sono state effettuate quattro, nelle seguenti località:
Passo Val Cian, Malga Cagnon di Sopra, Bocchetta Portule, Passo Cereda.
Bisogna dire che abbiamo avuto fortuna, perché abbiamo trovato belle giornate e neve abbondante oltre che adatta per l’uso delle ciaspe. L’unico problema è stato che, per trovare - la neve -siamo dovuti andare lontano ed a quote elevate. A completare il quadro, l’entusiasmo e l’allegria dei numerosi partecipanti.
Adesso è già tempo di pensare per questo inverno. Visto che vogliamo replicare, un gruppo di “esperti” sta lavorando per mettere assieme un programma che possa soddisfare le aspettative dei veterani, ma tenendo presente anche i nuovi.
Chi fosse interessato può trovare dettagliate informazione venendo in sede il giovedì sera; inoltre il programma, appena pronto, verrà esposto nella bacheca del CAI.
Si informa intanto che sono disponibili in sede due paia di ciaspe che possono essere prese in prestito, previa prenotazione, da chi volasse farsi un’idea più concreta su questo modo di andare in montagna (senza sobbarcarsi una spesa …. al buio).


Sergio Tasca


La nevicata ha trasformato il bosco
in un labirinto di ghirlande, arazzi
e trine, un intrico di effimere sculture
destinate a crollare sotto il loro
stesso peso.

Un candido manto ricopre la radura,
i segni del passaggio di mammiferi
ed uccelli ci permettono di leggere
nel grande libro aperto della natura.

Calziamo le “ciaspe” e con circospezione
entriamo in questo mondo incantato.


E’ con questo auspicio che nel 2001 nasce il gruppo
“ciaspe” della nostra sezione, la partecipazione è
libera a chiunque voglia avventurarsi in questa
meravigliosa esperienza.

 

 

 

RACCHETTE DA NEVE
“CIASPE” “CIASPES” “GIASPIS” “CASPDI”



Si ritiene che le racchette da neve siano lo strumento più antico inventato
per risolvere l’importante e talora vitale problema del muoversi anche su terreni
innevati, con ogni condizione di neve, sia su terreni aperti che nel bosco.
Sulle Alpi molti segni testimoniano che sono state molto in uso certamente fin da
tempi antichi. In America settentrionale certamente le racchette da neve arrivarono
insieme con i pionieri, si dice però che si siano trovate tracce di questo strumento
risalenti addirittura ad alcune migliaia di anni prima dell’era volgare. I pionieri
comunque ebbero modo di scoprire che già molte tribù indiane, in particolare nei
territori interni canadesi , ne facevano grande uso da tempo immemorabile per
poter muoversi e cacciare anche nel lungo periodo invernale.

 

LE RACCHETTE DA NEVE ORIGINARIE


Il modello più comune e tradizionale, sia in Europa che in NordAmerica, era
Costituito da uno o più elementi di legno elastico, piegati a “U” od a “O” e tenuti
in questa posizione da un reticolo di stringhe di pelle intrecciate, talvolta anche
rinforzato da traversine di legno, su queste, con altre stringhe di pelle, veniva allac-
ciata e fermata la calzatura; il tutto formava un struttura quanto mai elementare,
molto leggera e costituita da elementi facilmente reperibili in natura.
Pur rimanendo, questo il tipo di struttura ovunque più comune, si sono
venute affermando nel tempo,in base a diverse esperienze d’uso o tradizioni, altre
strutture diversificate in alcuni paesi o presso talune popolazioni; la principale
variante consisteva nella sostituzione delle strisce di pelle, di delicata manuten-
zione con corde di canapa, sia per il reticolo, sia per l’attacco, in alcuni casi, per
per migliorare la direzionalità, la parte posteriore è stata prolungata a punta.
In tempi recenti, specialmente nelle dotazioni militari, il legno è stato sostituito
da un più solido e più leggero tubo di alluminio. Grande servizio la racchetta da
neve ha fatto presso tutti i reparti combattenti nella zona alpina durante il primo
conflitto mondiale, l’uso si protrasse anche fra le due guerre in molti reparti di
montagna, fra i quali gli Alpini, che ancora agli inizi del secondo conflitto le
comprendevano fra le dotazioni di reparto.


L’AVVENTO DEGLI SCI

La improvvisa e crescente diffusione specialmente nell’area alpina dall’inizio di
questo secolo, di quell’antichissimo strumento dei popoli nordici per muoversi
sulla neve che è lo sci, in grado di consentire un più rapido movimento ed un
diversivo tutto particolare segno il declino all’uso delle racchette da neve.
Diversa sorte ebbero le racchette nelle grandi aree lungamente innevate
dell’America settentrionale, particolarmente degli Stati Uniti e del Canada, dove
le favorevoli caratteristiche del terreno assicurarono alle racchette da neve una
larga continuità d’uso come strumento di vitale importanza, esse furono oggetto
di notevoli elaborazioni tecniche di adattamento ai diversi usi, che comportarono
variazioni di forma e materiali rispetto al modello originario.
In tempi più recenti la facilità d’uso, trasporto la leggerezza, la rapidità di
calzarle e toglierle hanno segnato il ritorno di questo bell’attrezzo che permette
a chi ama la montagna di scoprirla nell’affascinante veste invernale.

L’EQUIPAGGIAMENTO E ABBIGLIAMENTO PER
LE RACCHETTE DA NEVE

RACCHETTE DA NEVE
Il mercato offre una vasta gamma di ciaspe, dal telaio in alluminio o in plastica,
l’importante è che la racchetta abbia sotto un buon grip ed un buon fissaggio per
il piede.

BASTONCINI
Possono essere utilizzati i normali bastoncini da trekking a lunghezza variabile

SCARPONI
Sono sufficienti gli scarponi usati nelle escursioni estive purchè sufficientemente
impermeabili, può essere conveniente proteggersi con ghette a tenuta d’acqua.

ABBIGLIAMENTO
Vanno utilizzati gli usuali capi di vestiario sci-escursionistico, cercando di vestirsi
a più strati e provvedendo a infilare nello zaino indumenti di ricambio.

ZAINO
Prima di partire per un’escursione, anche se facile occorre sempre controllare che
nello zaino ci sia il necessario per affrontare un’escursione senza sottovalutare,
i rigori della stagione invernale, sarà pertanto opportuno un termos con bevande
calde e cibi calorici, necessario pure un kit di pronto soccorso, cartina topografica
della zona.

LA TECNICA

La postura delle gambe deve essere leggermente più divaricata del solito in
maniera che le racchette non si sormontino, onde evitare spiacevoli cadute.


IL PASSO
Per quanto le racchette da neve possano essere attualmente assai più leggere
e manovrabili di quelle di una volta il cammino sulla neve e sempre più
faticoso del normale cammino e buona regola pertanto partire non troppo
veloci, il passo deve essere cadenzato evitando movimenti superflui.
La progressione deve essere fluida e precisa per consentire l’appoggio del
piede con la dovuta sicurezza.


La progressione deve essere fluida e precisa per consentire l’’appoggio
del piede con sicurezza, il busto deve rimanere eretto evitando eccessivi
spostamenti in avanti o indietro, le braccia leggermente aperte servono
essenzialmente a mantenere l’equilibrio, aiutate dai bastoncini.


La salita deve essere affrontata agendo sui ramponi applicati sotto le ciaspe,
sui terreni difficili, come la neve dura, con la punta del piede e con il
ramponcino della ciaspa si deve costruire un piccolo gradino prima di fare
il passo successivo.


Per affrontare una salita impegnativa in diagonale dobbiamo mettere
entrambe le punte verso monte, e con passi laterali spostarsi verso la
direzione voluta spostando prima le braccia e i bastoni, poi le gambe
e le ciaspe, evitiamo di spostare braccia e gambe assieme perché ci
ritroveremo con due soli punti di appoggio mentre in questi casi è
meglio averne tre.

Se dobbiamo affrontare un discesa con una buona pendenza occorrerà
procedere con piccoli passi lavorando con i ramponi evitando che la
punta della ciaspa resti imprigionata nella neve.
Se la discesa diventa ancor più ripida e si tende a scivolare si deve
occorre abbassare il baricentro in modo da ottenere molta più stabilità,
il ginocchio della gamba che avanza deve piegare in avanti mentre il
ginocchio della gamba posteriore si abbassa molto quasi a toccare
la ciaspa, terminata la scivolata, con movimento rapido e deciso si
continua con il passo successivo, le braccia aperte e avanzate assumono
un ruolo importante per mantenere l’equilibrio.